Ottusità artificiale

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traduzione automatica
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Sono necessarie 20 lingue per raggiungere l’80% degli utenti online.

E, malgrado la meraviglioseria di app super smart come Word Lens, noi traduttori non abbiamo i giorni contati. Se ci immaginavate tra le fila dei mestieri tecnologicamente superati – l’equivalente odierno di un maniscalco o un carbonaio – ripensateci. Perché?

La risposta in pillole è: la traduzione fatta da una macchina, senza alcun tipo di input umano e che eguagli in qualità il lavoro di un traduttore in carne e ossa – e se possibile anche bravo – (ovvero ciò che i traduttori chiamano “qualità pubblicabile”) è allo stato attuale materiale da fantascienza, un po’ come il teletrasporto. Il che non significa molto: magari un giorno si farà. Ma non è come insegnare a un computer a giocare a scacchi.

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Rumore bianco: i nomi geografici

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italiamo
No Idea Meme

Emergo giusto un secondo dalla frenesia accademica1 per parlare di toponomastica, quella roba che non si sa se cercare sotto cartografia o linguistica e che riguarda i nomi di luogo.

Piccolo ma importante disclaimer: quando racconto al caro D – o ad altre persone che in fondo mi vogliono bene – storie interessantissime come questa, lui generalmente mi fissa in volto con sguardo disorientato, come se producessi rumore bianco. Questo post probabilmente subirebbe la stessa sorte. Siete stati dunque avvisati.

Nasce tutto da un tweet di più di un mese fa (lo so, ho i miei tempi) che ha dato i natali a una piccola disputa online e offline:

I partecipanti alla discussione si sono disposti lungo due schieramenti: da un lato i cruscanti, puristi della lingua, che denunciavano l’inettitudine e la svogliatezza dei giornalisti, dall’altro i sostenitori del compromesso, secondo cui la tendenza alla traduzione è espressione di un’autarchia arcaicizzante alla MinCulPop, e i cui esponenti – se lasciati a se stessi – avrebbero tentato di riportare tra noi storture e abomini come la traduzione dei nomi propri (attualizzando i parti mentali che ci avevano regalato i grandi classici Guglielmo Crollalanza e Ruggero Bacone e portandoli nel 2014 con fioriture del calibro di Michele Calzolaio e Ginevra Lorenzi). C’era anche un troll, a difesa del sacro diritto di ogni giornalista di fottersene della lingua in cui si esprime e che usava come argomentazione la sterilità della forma rispetto alla fecondità del contenuto. E risuona il mio barbarico YAWN sopra i tetti del mondo. Continua

  1. E da quattro stagioni consecutive di Downton Abbey, altissime nelle priorità.

Lavorare da casa: e infine

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avventure da freelance / lavorare da casa
“How long have you been self-employed?”

lavorare [la-vo-rà-re]

 • v.intr. (aus. avere) 

1 Sgobbare, darci dentro, rimboccarsi le maniche.

Il mondo di persone là fuori che “si dà da fare”, che esce al mattino alle 7.30 – anche se non è ancora sorto il sole – e torna a casa alle 6, dopo un’ora e mezza di treno o autostrada o di code a semafori verdi, può avere difficoltà a comprendere che un’occupazione – dal loro punto di vista – a metà strada tra il cazzeggio ameno e l’abulia possa essere in effetti un lavoro. E questo è un problema.

Le stesse persone, a volte, non riescono proprio a ingoiare il fatto che alcune robe possano richiedere ore di concentrazione ininterrotta. E questo è un problema ancora più grosso.

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Lavorare da casa: lo spazio e gli strumenti

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lavorare da casa
Interno con staffordshire terrier

A me piace lo stile scandinavo, a Maurizio l’ufficio ultramoderno, Christina lavora solo in giardino, Francesca si esalta con le superfici in metallo. Di gusti e bacheche di Pinterest dedicate agli uffici domestici ne trovate quanti volete (qui la mia). Desidero solo rammentarvi che le riviste di design e gli arredatori di interni non staranno con le chiappe inchiodate a quella sedia in acciaio spazzolato per 50 ore settimanali, ci starete voi. Continua

Perché non riesco a lavorare al lavoro

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avventure da freelance / produttività

Oggi dovevo pubblicare un’altra puntata di Come lavorare da casa senza perdere l’anima, ma mi sono distratta a lavorare e la golden hour era bella che andata. Ma vi affido nelle capaci mani di Jason Fried che mi ricorda uno dei tanti motivi per cui mi ritrovo a lavorare a 8 metri dalla mia camera da letto.

La problematica oggi mi tocca solo a sponda: “Scusami, non ti ho risposto all’email perché avevo una riunione.” “Ho visto la tua chiamata ma ero dal capo, i tuoi file arrivano con un’oretta di ritardo, perdonami.” “Abbiamo trascorso 1 ora a parlare di non mi ricordo che.” “È stata presa la decisione fondamentale di XXX”, dove XXX = proposito che rivoluzionerà le sorti dell’azienda e che dimenticheremo tutti tra 2 ore e 40 minuti. Naturalmente, ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.

Fratello correttore di bozze, dove sei: Vogue Italia

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itagliano / la matita rossa
Vogue wears Prada

E dai, Vogue, su! Uno prova a non ragionare per stereotipi ma così è tutto più difficile!

Ma parliamo un po’ delle Vladine medie. Bisogna sapere che, benché spesso usino la scusa della qualità delle fotografie come motivo per l’acquisto di riviste di moda, anche le Vladine freelance più povere e abbrutite ogni tanto vogliono arrostire la propria libido e fantasticare. In fondo, si tratta comunque di donzelle che – seppur non potendo permettersi il tacco 10 di Christian Louboutin dato che sono alte come l’uomo italiano medio – concepiscono il mondo a botte di makeover da commedia romantica, e quel tipo di fantasticheria lì (che proviene dritta dritta dal makeover per eccellenza, ovvero quello operato su Cenerentola dalla fata madrina) non lo scardini nemmeno con un piede di porco. È inutile: non c’è fede politica, studio universitario o sistema razionale che tengano, contro la zucca, la scarpetta e la fata madrina. Continua

Lavorare da casa: il lato oscuro

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avventure da freelance / lavorare da casa
Sensibilità

La settimana scorsa abbiamo mosso i primi passi nel favoloso mondo del lavoro da casa. Tutto bello, tutto profumato, tutti contenti. Ma c’è un ma, mio caro Frodo.

Come ogni mitica città d’oro che si rispetti, la strada per El Dorado è lastricata di oscuri pericoli. Innanzitutto, l’isolamento esalta le stranezze e se non metti dei paletti corri il rischio di trasformarti inavvertitamente in un personaggio dickensiano, di quelli che si circondano di gatti e smettono di uscire di casa e che a un certo punto vengono interpretati da Helena Bonham-Carter. È un attimo.

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Come lavorare da casa senza perdere l’anima

avventure da freelance / lavorare da casa
Comfort

Oggi è domenica, e anziché andare a rompermi un braccio in pista a Roccaraso come la gente normale sono rimasta a casa a lavorare. Tutto questo accade perché c’è stato il CES, e ogni azienda di elettronica di consumo che si rispetti è andata lì a presentare piramidi di Cheope di nuovi prodotti, che poi si rovesceranno sui vari mercati europei e dovranno parlare lingue diverse ed essere bellissimi.

Sono le 7 di sera, ma so che posso scrivere a Federica a Lucca o a Paola a Londra per proporre loro dei lavori per il giorno dopo, consegna SOB1. E so che probabilmente accetterebbero.

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  1. Start Of Business, inizio delle attività, un orario tutto sommato arbitrario che per molti miei colleghi è alle 7 del mattino ma per me, se tutto va bene, è alle 10.15.

“Loca-che?”

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localizzazione
Jesus Rollerblading Christ

I figli di Caterina, la mia vicina, gridano molto. D’estate lei sistema una piscinetta gonfiabile proprio a ridosso dell’ingresso di casa, sotto le mie finestre, lasciando che Marica, la figlia maggiore, punzecchi il piccolo Mario per pomeriggi interi rubandogli i giocattoli o schizzandogli il visetto con l’acqua. L’effetto acustico è quello di una bestia scuoiata viva, poiché Mario ha 5 anni, una voce squillante e d’impatto, e mai nessuno che lo fermi. Sono giorni difficili in cui mi è capitato di desiderare ardentemente di graffiarmi il volto o cavarmi gli occhi, finché un giorno non mi sono detta daje e sono andata da Caterina, cercando di spiegarle con tutta la gentilezza di cui ero capace che lavoro a casa e PER L’AMOR DI DIO non ce la faccio più.

“Scusami, non sapevo che lavori (sic.)! Ti vedevo sempre a casa, che lavoro fai?”

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