lavorare da casa
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Lavorare da casa: e infine

“How long have you been self-employed?”

lavorare [la-vo-rà-re]

 • v.intr. (aus. avere) 

1 Sgobbare, darci dentro, rimboccarsi le maniche.

Il mondo di persone là fuori che “si dà da fare”, che esce al mattino alle 7.30 – anche se non è ancora sorto il sole – e torna a casa alle 6, dopo un’ora e mezza di treno o autostrada o di code a semafori verdi, può avere difficoltà a comprendere che un’occupazione – dal loro punto di vista – a metà strada tra il cazzeggio ameno e l’abulia possa essere in effetti un lavoro. E questo è un problema.

Le stesse persone, a volte, non riescono proprio a ingoiare il fatto che alcune robe possano richiedere ore di concentrazione ininterrotta. E questo è un problema ancora più grosso.

In un mondo perfetto, chi non capisce qualcosa si astiene dall’opinare, ma nel nostro mondo la pazienza non è mai troppa. Perché ne sentirete di ogni:

  • Dal macellaio: “Ah, lei lavora a casa? Che ottima cosa per una donna.
  • Il vicino: “Ma come, tu lavori? Ti vedo sempre in giro con il cane.”
  • La vigile, venuta ad accertarsi che sono davvero residente, ma proprio qui, nel ridente Molise (non sono abituati a essere meta di immigrazione e quindi sono venuti personalmente a suonare alla porta, così, per sicurezza): “Che lavoro fa?” “Sono traduttrice.” “Dove lavora?” “A casa.” “… Dunque, che faccio, nel modulo metto disoccupata?
Translators' neighbors

© Alejandro Moreno-Ramos

Ma le insidie non si limitano agli sconosciuti. Per molto tempo sono stata ospite a casa dei genitori di D., che vivono in un fiabesco borgo ottocentesco sul picco della montagna, in una colossale casa in pietra, dove nei mesi invernali ci si stringe tutti piccini piccini nel tinello per evitare l’assideramento. (Perfino i nazisti, quando hanno sfollato la famiglia di D e hanno usato la loro casa come avamposto con tanto di cannone in veranda, hanno sentito il bisogno di costruire un bel camino extra, per rendere l’ambiente più confortevole.) Ebbene, come tutti saprete, nella media i montanari sono persone aspre, da cui in genere devi estrarre le parole con un piede di porco. Eppure, anche qui, la meravigliosa e ultra settuagenaria Maria, che aiuta in casa ed è molto vecchio stampo, ogni volta che mi passava accanto doveva fare un po’ di educata conversazione, dato che lasciarmi in pace le pareva poco ospitale.


 

Quando avrete finito di spiegare che, in effetti, tradurre è davvero un lavoro, organizzate i vostri contatti con il resto del mondo in modo che non vi impediscano di guadagnarvi il pane. Per ridurre le interruzioni al minimo, ad esempio, può essere utile non installare un telefono fisso, evitando così fantamiliardi di telefonate con offerte economiche e sondaggi. Riservatevi una parte di casa dove non si parla, non c’è un televisore acceso e la musica è solo la vostra. Questo vale anche in senso inverso: gli altri non sono tenuti ad ascoltare i Nine Inch Nails se amano Madonna e non devono ingoiare giocoforza la vostra discografia indie rock se sono appassionati di Verdi. Perfino la vostra perfetta anima gemella, o una creatura con cui avete condiviso l’utero, possono avere esigenze diverse dalle vostre.

Una soluzione intermedia è una cuffia a isolamento acustico.

E DOPO IL LAVORO

Un problema di chi può lavorare quando vuole è non smettere di lavorare. Mai. Ecco perché – e non mi stancherò mai di ripeterlo – creare un regime quotidiano, contrariamente alle aspettative, giova sia al lavoro che al resto della vostra vita. Perché a un certo punto dovete staccare. Nel senso di alzarvi. E fine.

Curate le vostre relazioni sociali, anche quelle online. Siete tagliati fuori dalla vita normale delle persone, che ahimè avviene perlopiù in un ufficio, che vi piaccia o no. Contattate gli amici usando tutti i canali, ma – se potete – al social network cercate di prediligere un pranzo o una birretta serale. Certo, man mano che passa il tempo e perdete l’abitudine ai visi umani sentirete il bisogno di nascondervi dietro le porte perché le persone vi spaventano, ma con un po’ di costanza potrete evitare l’attacco di panico da coda alla posta.

“How long have you been self-employed?”

Non sono esattamente la persona più adatta per dare questi consigli. Ora come ora, poiché mi sono trasferita abbastanza di recente e sono fondamentalmente asociale, conosco poche persone e nel mio quartiere l’età media è di 72 anni. Le comunicazioni con i miei concittadini sono dunque prossime allo zero e fino a due settimane fa si riducevano all’occasionale litigata con le vecchie della zona, convinte che chi alleva animali domestici non per mangiarli abbia qualcosa che non vada. Mia dunque era ogni responsabilità in merito alle cacche di cane di mezza provincia. (C’è da dire che le stesse vecchie premevano per consegnarmi ufficialmente le chiavi della città ogni volta che mi vedevano invece raccogliere i bisogni del mio cane.)

Inoltre, poiché qui ogni cosa è lontana e prevede una o due ore di automobile, a lungo andare la pigrizia la spunta e io rimando. Ecco perché, al ritorno dal lavoro del povero D. mi accendo come una radiolina e non smetto di ciarlare per ore. (È infatti evidente che a tratti mi odia.)

E tuttavia, il consiglio ve lo do lo stesso: non dimenticate di guardare dei volti. L’impatto psicologico dell’isolamento può causare grandi vibrazioni nella Forza, se non preso per tempo: basta un attimo e vi trasformate in orsetti. Fate cose fuori casa per il benessere del corpo: nuotate, fate rugby, provate lo yoga, portate fuori il cane, fate spesa giorno per giorno anziché andare a far compere mensili con un rimorchio di roba che poi schiaffate in congelatore. Fate un corso di cucina, impennate col motorino.

Coltivate l’intelletto. Se lavorate sempre con gli stessi clienti, provate a cambiare argomento. Fate volontariato. Donate il sangue. Studiate qualcosa. Meditate. Mangiate. Bevete. Vivete.

That’s all folks. Buona fortuna!

PS: La vignetta dei canetti l’ho presa da qui.

Questo articolo è tradotto anche in us.

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Sono nata in Bulgaria e sono cresciuta in Italia. Mi occupo di traduzioni e revisioni creative, pignole e attente alla qualità per importanti clienti internazionali. Vivo in Olanda con il caro D. Lavoro con l'inglese, l'italiano, occasionalmente con il bulgaro.

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