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“Anche tu puoi fare il traduttore!” e altre balle del crowd-sourcing

Evidentemente il giorno in cui in facoltà spiegavano l’origine psicologica dell’aura di romanticismo mistico che sembra emanare naturalmente dalla figura del traduttore ero assente, altrimenti oggi potrei comprendere meglio un fenomeno piuttosto curioso dell’evo moderno. Ovvero quello per cui persone per il resto sane di mente di punto in bianco decidono che sia desiderabile mettere il proprio tempo ed energie al servizio di grandi multinazionali gratuitamente, al solo scopo di potersi dire traduttori per cinque minuti. Multinazionali – vorrei sottolineare – che i soldi per pagare i traduttori li avrebbero eccome.

Curiosamente, lo stesso non succede con gli sviluppatori, gli ingegneri o i designer: probabilmente sono così attaccati al soldo che hanno avuto la faccia tosta di esigere l’inquadramento in azienda con salari, contributi e così via, e quando vogliono fare lavoro pro bono si dedicano all’open source.

Se la cosa vi interessa, sappiate che potete farlo anche voi e tradurre nel tempo libero per aziende – alcune delle quali quotate in borsa – come Twitter, Facebook, Medium. Tranquilli, non vi costerà nemmeno un centesimo (a parte naturalmente il vostro tempo e le vostre competenze e capacità linguistiche).

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“Da oggi, e senza costi aggiuntivi, puoi fare il traduttore anche tu!”

PAROLA CHIAVE: PARTECIPAZIONE

Il primo pensiero in merito, dice la mia anima bolscevica, sarebbe ovviamente di natura etica: “Scusate, ma un profitto annuo espresso in miliardi proprio non vi bastava?”1. Tuttavia, presentare questo fenomeno come un esempio dei grandi colossi che tanto per cambiare sfruttano il singolo sarebbe una banale semplificazione. Sebbene non disponga di informazioni di prima mano da parte delle entità di cui sopra, sono abbastanza sicura che il crowd-sourcing non sia necessariamente conveniente per le aziende, che si ritrovano con traduzioni-spazzatura fatte da dilettanti con zero responsabilità (nulla infatti impedisce di usare traduzioni letterali e calchi – indimenticabile “Collassa il menu” -, ma perché fermarsi lì: ci sono utenti che di fronte a un’ipotetica frase iniziale come “Send Message to Group” si producono in messaggi politici radicali; cuori infranti che esprimono la delusione con commenti sulla disponibilità sessuale della loro ex e il suo numero di telefono; presunte divinità canine nel pantheon cristiano tutte in maiuscolo e mosconiana varia).

Le aziende lo sanno benissimo che le cattive traduzioni rappresentano un costo di per sé, ma scelgono comunque questo approccio perché un certo tipo di utente, che per comodità chiameremo Gian Frescone, si sente gratificato e motivato a partecipare alla costruzione di una comunità che sente più sua, e si diverte a concepirsi come un artista della parola impiegato da prestigiose realtà internazionali, in barba al fatto che ci sono figure professionali che quella cosa lì la fanno per lavoro (il macellaio e il fornaio ancora non accettano di darci da mangiare gratis, maledetti!), magari dopo un percorso che ha richiesto formazione universitaria e lavorativa e l’acquisizione di capacità, conoscenze ed esperienza, altre cose che non sono esattamente gratis.

Gian Frescone è uno che non ragiona molto sulle cose, e questo gli impedisce di scorgere le contraddizioni implicite in alcune sue azioni. Magari dopo aver donato il suo lavoro per due ore, condivide un aggiornamento con cui cerca di scongiurare l’uso dei suoi contenuti multimediali da parte di quella stessa multinazionale per la quale ha appena lavorato volontariamente per la gloria. Ipotizzo solo, eh.

L’EQUIVOCO DELL’UNO VALE UNO

Per alcuni di voi sarà forse una sorpresa, ma per fare il traduttore non basta sapere le lingue. Mettendo da parte le sue responsabilità etiche e spesso giuridiche, il professionista ha come minimo cultura extra linguistica, competenza generale e testuale (in almeno due lingue), fa controlli di qualità e di coerenza, si documenta, fa ricerche, fa domande, impara, pensa, rilegge, adatta, e non da ultimo deve essere in grado di giustificare nella teoria le sue scelte lessicali, sintattiche e grammaticali. Per tutti questi motivi, il suo parere vale più di quello di Gian Frescone, con buona pace di quest’ultimo.

È una vocazione che nei suoi punti più luminosi è un’arte di scrittura complessa, fatta da persone che nella vita costruiscono ponti tra culture e allargano orizzonti, regalando l’accesso a un mondo di conoscenze e ricchezze che altrimenti sarebbe precluso a chi non parla una data lingua e io… sono partita in quarta.

Ovviamente ci saranno anche dei dilettanti particolarmente dotati che aspettano solo di scoprire la propria vocazione, ma per il resto – nel migliore dei casi – siamo di fronte a un esercito di sostitutori meccanici di parole. Mi perdonerete dunque se quando sento dire che questo tipo di conoscenze sono intercambiabili mi viene la dermatite atopica – un terribile svilimento di vent’anni di formazione ed esperienza.

OH, SCUSATE, VOLEVATE AIUTARE?

Il nostro caro Gian Frescone in fondo è uno animato da slanci generosi e vuole dare un contributo alla società, capiamolo. È una bella cosa che non va soffocata, solo reindirizzata. Se volete dedicarvi al volontariato, ci sono tantissime iniziative in cui c’è serio bisogno del vostro aiuto, organizzate da persone che non lucreranno sul vostro lavoro. Ve ne incollo giusto qualcuna, ma naturalmente sono solo dei suggerimenti: pensate alle cose che vi stanno a cuore e cercate, ce n’è per tutti i gusti.

[ UN Volunteering ]

[ Translators without borders ]

[ 8 Volunteer Translation Opportunities ]

Se invece sono le realtà tecnologiche moderne che vi attirano di più, avete l’universo open source e della formazione online – i veri romantici della nostra generazione – interamente a vostra disposizione. Così su due piedi mi vengono in mente i progetti Ubuntu, Wikipedia, Coursera, WordPress, TED.

Dopo di che, se volete immaginarci impegnati a sorreggerci la testa mentre correggiamo con la stilografica pagine ingiallite appena strappate alla macchina da scrivere, con un mazzo di peonie sulla scrivania di fronte alla finestra2, fate pure: chi sono io per negarvi i piccoli piaceri della fantasia.


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  1. Potete controllare da soli cercando “revenue [società di cui volete sapere]”. Gli ultimi dati noti per Twitter: circa 2 miliardi, Facebook: 18 miliardi, ecc.

  2. In verità le peonie ce le ho per davvero, ma è solo perché vivo in Olanda e le vende pure il panettiere a un euro.

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Sono nata in Bulgaria e sono cresciuta in Italia. Mi occupo di traduzioni e revisioni creative, pignole e attente alla qualità per importanti clienti internazionali. Vivo in Olanda con il caro D. Lavoro con l'inglese, l'italiano, occasionalmente con il bulgaro.

7 Comments

  1. Marco says

    Grazie Daniela.
    Naturalmente sono d’accordo su tutto, tanto d’accordo che ai tempi della traduzione in crowdfunding di Baldur’s Gate II: Enhanced Edition, provai a sollevare la problematica direttamente nei forum della casa produttrice (Don Chisciotte mi fa un baffo)

    https://forums.beamdog.com/discussion/32256/bgii-ee-global-translation-status-with-and-a-professional-translator-perspective-on-it

    Le risposte dei partecipanti, per la maggior parte, dimostrano proprio l’incapacità di vedere oltre il proprio naso. Di certo, però è una battaglia che merita di essere combattuta, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.

  2. Brava. E grazie per aver perso un po’ del tuo prezioso tempo per far capire chi è e cosa fa Il traduttore o La traduttrice.
    Forse però l’ora è suonata anche per i Gian Fresconi, presto spazzati via dai loro stessi padroni Google Translate e Co…
    O no?

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